Da olio esausto a biocarburante. L’energia è sempre più green

Ven, 2017-05-19 (Tutto il giorno)

Eni e Conoe hanno siglato un accordo per la raccolta e la trasformazione degli olii esausti in biocarburante, nelle bioraffineria di Venezia e Gela.

Combattere il cambiamento climatico e tenere sotto i due gradi l’innalzamento delle temperature. Sono questi gli obiettivi a cui tendono ricerca, studi e nuove tecnologie. Anche quelle del sistema trasporti: nel Vecchio Continente ben il 30% delle emissioni di gas serra è dovuto ad auto, pulman, camion e moto. Mentre l’auto elettrica inizia a farsi timidamente strada sui mercati c’è chi prova a rendere i veicoli attuali meno inquinanti possibili.

Una valida soluzione a benzina e diesel potrebbe arrivare dai biocarburanti, spesso oggetto di critiche perchè rubano terra e risorse all’agricoltura. Critiche, oramai futili: è possibile ottenere biocarburante anche dagli scarti e dai rifiuti. Eni, tra le altre, prova a riciclare l’olio esausto, facendo diventare risorsa importante quello che prima era un rifiuto (pericoloso per l’ambiente). Approfondiamo insieme . 

Cosa sono i biocarburanti

Si tratta di combustibili che si ricavano dalle coltivazioni o dai rifiuti. Sono una buona alternativa al solo petrolio e al metano, fonti energetiche che ad oggi rendono l’Europa dipendente dai paesi produttori e dai prezzi da loro imposti.

A differenza delle fonti fossili, i biocarburanti sono rinnovabili.

 

Gli svantaggi…superati dalla ricerca

I biocarburanti possono essere ottenuti da colture come il mais e la canna da zucchero, che si trasformano in etanolo, e piante oleaginose come soia e colza, che diventano biodiesel. Inizialmente, alcuni terreni, prima utilzzati per la produzione di prodotti che finivano sulle tavole, venivano dedicati alla coltivazione di materiale ad hoc. Una practica poco sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico.

Fortunatemente ricerca e tecnologia hanno portato gli eseprti di settore ad optare per biocarburanti più sostenibili, ottenuti da fusti e foglie che non si mangiano, da alghe e di rifiuti.

I vantaggi dei biocarburanti

I vantaggi sono numerosi. Il primo, quello più evidente, è la riduzione delle emissioni. Ci spieghiamo: le sostanze nocive presenti nei derivati del petrolio, sono assenti nei biocarburanti. Questo fa sì che con la combustione non vengano prodotti agenti inquinanti nocivi per l’ambiente e la salute umana, come il particolato. L’utilizzo del biocarburante riduce drasticamente anche le emissioni di C02.

Sono biodegradabili. Biodiesel e bio carburanti sono  di origine vegetale e non contengono metali pesanti, sono quindi biodegradabili. 

Da olio fritto a biocarburante

Anche Eni scommette sui biocarburanti: l’azienda produrrà energia dagli oli vegetali esausti. Questo, almeno, è quanto previsto dal nuovo accordo tra Eni e Conoe, il Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti, firmato alla presenza del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti e del Dirigente Generale Direzione Generale per la Sicurezza dell’Approvvigionamento e per le Infrastrutture Energetiche Ministero dello Sviluppo Economico Gilberto Dialuce.

Le due aziende, insieme, si impegnano per favorire e incrementare la raccolta degli oli vegetali che alimenteranno la bioraffineria Eni di Venezia e, dal 2018, quella di Gela. In particolare, il Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli inviterà tutte le Aziende di rigenerazione aderenti al Consorzio a fornire a Eni l’olio esausto raccolto per immetterlo negli impianti della bioraffineria di Venezia, primo esempio al mondo di conversione di una raffineria convenzionale in bioraffineria, cioè in grado di trasformare materie prime di origine biologica in biocarburanti di alta qualità.

 

E non solo. L’accordo prevede anche azioni congiunte Conoe – Eni per favorire la raccolta di volumi incrementali di oli esausti prodotti dall’utenza domestica, oggi quasi interamente dispersi, anche tramite accordi con le Pubbliche Amministrazioni locali e le aziende pubbliche di raccolta rifiuti.

Si tratta di un esempi vincente di “Economia Circolare” che si chiude con la trasformazione, nell’ambito di impianti industriali nazionali, degli oli esausti in biocarburanti di alta qualità, valorizzando pienamente una risorsa energetica nazionale.

Ricordiamo, la bioraffineria Eni di Venezia produce green diesel, green nafta, green GPL e potenzialmente anche green jet fuel fin dal maggio 2014 ed è alimentata in gran parte da olio di palma, approvvigionato esclusivamente in modo certificato, anche nel rispetto della biodiversità. I nuovi olii esausti che raccoglierà Conoe, dunque, andranno a sostituire (almeno in parte) l’olio di palma.

A partire dal 2018, poi, entrerà in funzione la bioraffineria di Gela e la capacità Eni di lavorazione di oli vegetali sarà di circa un milione di tonnellate l’anno.

La potenzialità del progetto è enorme. Basti guardare i numeri di Conoe: operativo dal 2001, ha negli anni incrementato la propria raccolta passando dalle 15mila tonnellate del 2002 alle oltre 65mila del 2016, ovvero il 23% del potenziale raccoglibile che ammonta a 280mila tonnellate. Il Consorzio stima che questo comporterà un risparmio potenziale di 3.130 kg di CO2 equivalente per tonnellata di biodiesel prodotto e consumato come combustibile, mentre i metri cubi di acqua risparmiata sono pari a 1,9 per tonnellata di biodiesel prodotto con oli esausti.

A cura di Giusy Caretto

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