Oli e grassi alimentari esausti: come smaltirli senza inquinare l’ambiente

Mar, 2019-07-23 (Tutto il giorno)

Nella nostra quotidianità siamo abituati a vedere l’olio esausto alimentare come un rifiuto di cui disfarsi il prima possibile. In realtà questo “rifiuto”, altamente inquinante, può essere trasformato in una “risorsa” utile sia al nostro Pianeta che ai nostri bisogni primari.

In Italia ogni anno vengono consumati 1,4 milioni di tonnellate di oli vegetali ad uso alimentare, di cui 260 mila sono oli esausti. Il resto rimane nella nostra catena alimentare sotto forma di cibo. Quindi parliamo di quantità molto consistenti che se smaltite in modo opportuno ci regalano una grande fonte di risorse rinnovabili.

Come prima cosa è bene sottolineare che l’olio esausto alimentare è tutto quello che produciamo in ambito culinario. Non solo quello della frittura, dunque, anche quello di cottura di un alimento, olio delle scatolette ad esempio del tonno, o delle verdure sottolio. Così come del burro fuso avanzato da un condimento.

E’ un rifiuto altamente inquinante se abbandonato nell'ambiente. Per questo motivo non va mai versato nello scarico del lavello o del water. Ma neanche disperso nei tombini stradali comunali. Altrimenti provocheremmo un massiccio inquinamento delle falde, del mare e dei bacini idrici. Che non solo ha ripercussioni a livello ambientale, ma anche a livello della salute pubblica. 

Per questo l’olio esausto alimentare va raccolto in un apposito contenitore, che abitualmente è fornito dal comune. Ma in mancanza, possiamo raccoglierlo anche in una bottiglia riciclata e conferirlo in uno degli appositi punti raccolta dell'olio vegetale esausto presenti nel comune di appartenenza. Oppure all’Ecocentro comunale. Qualora non sia ancora attiva la raccolta differenziata, il ritiro del rifiuto delle attività professionali è comunque funzionante. Provate a chiedere ai gestori se potete conferire l’olio esausto con loro.

Con un corretto smaltimento  si riduce la dispersione del rifiuto trasformando un costo ambientale ed economico in una risorsa rinnovabile. Come ci spiega il CONOE (Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti): “Gli oli vegetali usati possono essere recuperati in molteplici processi e applicazioni. Tal quali possono essere utilizzati come sorgente di energia rinnovabile in impianti di co-generazione; possono essere trasformati in biolubrificanti adatti all'utilizzo in macchine agricole o nautiche, nonché a prodotti per la cosmesi, saponi industriali, inchiostri, grassi per la concia, cere per auto.

Negli ultimi anni il principale mercato di sbocco per il recupero di questo rifiuto ha riguardato l’utilizzo come materia prima seconda per la produzione di biodiesel: un combustibile vegetale non tossico e completamente biodegradabile che può essere utilizzato come carburante per autotrazione in sostituzione o miscelazione di carburanti di origine fossile, riducendo il contributo di emissioni di CO2 nel settore dei trasporti. Nel sistema CONOE circa l’85% degli oli vegetali esausti viene avviato a produzione di biodiesel”.

Teniamo presente che per un corretto conferimento dei rifiuti è sempe bene comunque far riferimento alle regole del Comune di appartenenza.

 

di Melania Ciaramicoli, "La Stampa"

Fonte. https://www.lastampa.it/tuttogreen/2019/07/23/news/oli-e-grassi-alimentari-esausti-come-smaltirli-senza-inquinare-l-ambiente-1.37122335