Oli vegetali per la bioraffineria. La svolta sostenibile di Gela

Fri, 2017-05-26 (All day)

Concluso l’accordo tra Eni e Conoe per incrementare il recupero del carburante green: si parte nel 2018. L’impianto avrà una capacità di lavorazione pari a 720 mila tonnellate l’anno.

PALERMO – Nei giorni scorsi è stato concluso l’accordo tra Eni e Conoe (consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ad animali esausti) per incrementare la raccolta degli oli vegetali che serviranno per alimentare le bioraffinerie Eni di Venezia e Gela (dal 2018).

L’accordo aderisce perfettamente a quelle che sono le indicazioni comunitarie sull’economia circolare e infatti avvia un ciclo virtuoso che si chiude con la trasformazione, nell’ambito di impianti industriali nazionali, degli oli esausti in biocarburanti di alta qualità.

Il protocollo impegna il Consorzio nel coinvolgimento dei suoi aderenti per fornire e Eni l’olio esausto e raccolto, così da immetterlo negli impianti della bioraffineria di Venezia che rappresenta tuttora il primo esempio di conversione di una raffineria convenzionale in bioraffineria, cioè un sistema industriale in grado di trasformare materie prime di origine biologica in biocarburanti di alta qualità. L’impianto veneto, infatti, già dal 2014 produce green diesel, green nafta, Green GPL e potenzialmente anche green jet fuel.

Per Gela c’è ancora da attendere, ma le prospettive sono di grande rilievo. Lo start alla produzione è previsto per il 2018 (il protocollo di riferimento per la riconversione è stato firmato nel 2014) e, grazie anche all’impianto isolano, la capacità di Eni di lavorazione di oli vegetali sarà di circa un milione di tonnellate all’anno. Un flusso che assicurerà l’acquisto di tutta la produzione di oli esausti prodotti dalle aziende che fanno riferimento al Conoe, cioè circa 65 mila tonnellate. Numeri che avranno un impatto diretto sull’ambiente: il Consorzio ha stimato un risparmio potenziale di 3.130 kg di Co2 equivalente per tonnellata di biodiesel prodotto e consumato come combustibile, mentre i metri cubi di acqua risparmiata sono pari a 1,9 per tonnellata di biodiesel prodotto con oli esausti.

Si lavorerà anche sul fronte domestico. L’accordo prevede infatti di operare per recuperare quel tesoro di oli esausti che oggi il sistema dei rifiuti non riesce ancora a riciclare e che si disperde senza rientrare nel ciclo di recupero e valorizzazione.

A Gela il futuro è ormai dietro l’angolo. Il nuovo impianto andrà in produzione entro il primo semestre del 2018 e avrà una capacità di lavorazione di 720 mila tonnellate annue. Lavorerà l’olio di palma, ma già a partire dal secondo anno si prevede anche l’utilizzo di scarti di rifiuti organici. Per il centro siciliano è la vera svolta: nei piani del cane a sei zampe, infatti, la città dovrebbe diventare un modello di economia circolare.

Lo scorso 23 maggio si è conclusa la call di manifestazione di interesse a investire nell’area di crisi industriale di Gela. Lo ha comunicato il Mise con una nota sul proprio sito ufficiale, nella quale si precisa che “la call è stata lanciata nell’ambito dell’elaborazione del Progetto di Riconversione e Riqualificazione Industriale (Prri) per individuare i fabbisogni di sviluppo dell’area e la gamma della strumentazione agevolativa attivabile”.

L’indagine conoscitiva, che comunque non è vincolante né per il ministero né per gli imprenditori, ha raccolto circa 400 schede con particolare partecipazione da parte del settore terziario (commercio, trasporti, alloggio, ristorazione) con una percentuale del 56% e il secondario (industria in senso stretto, costruzioni) con una percentuale del 36%. L’85% delle proposte proviene da piccole imprese. Nelle prossime settimane l’organismo di governance dell’area di crisi approverà la versione definitiva del Prri, passaggio propedeutico alla sottoscrizione dell’Accordo di Programma.
A cura di Rosario Battiato
(http://www.qds.it/25154-oli-vegetali-per-la-bioraffineria-la-svolta-sostenibile-di-gela.htm)